Il trattamento delle problematiche del piede nel bambino

trattamento problematiche piede bambino

Può capitare che con la crescita il bambino poggi il piede in modo scorretto o assuma una postura sconsigliata. Questo comportamento può facilmente trasformarsi in una pericolosa abitudine che, giorno dopo giorno, influenza anche la forma del piede.

Nel caso in cui ci si accorge che il bambino ha un appoggio dei piedi non fisiologico:

  • all’interno
  • cammina sulle punte/intraruotando le punte dei piedi

il pediatra pensa che siano piedi piatti oppure ginocchia valghe.

Allora consiglia ai genitori di sottoporre il figlio a visita specialistica ortopedica.

L’ortopedico esegue la sua valutazione, prescrivendo, di norma plantari correttivi con sostegno della volta, oppure con

  • 1/4 di sfera
  • piani inclinati
  • ad elica

tutti da inserire in scarpe ortopediche rigide (che, tra l’altro, vanno a bloccare i piedi del bambino, il quale non avrà più sensibilità e mobilità naturale).

Lo stesso medico però preavvisa i genitori che, nel caso in cui non si ottenesse alcun risultato, all’età di 11-12 anni sarà consigliabile l’esecuzione di un intervento di calcagno stop

Metodo Spalluto:

Prima dei 6-7 anni non occorre trattare il piede del bambino perché Madre Natura farà il suo corso naturale, favorendo un evoluzione fisiologica del corpo del bambino. Perciò, intervenendo prima di tale età, daremmo spinte eccessive ed inutili su una parte del corpo in fase di crescita, con presenza di tessuto adiposo sotto la volta e sotto la pianta del piede, pertanto molto difficile da stimolare.

Si rischia di provocare un rilassamento ulteriore dei muscoli cavizzanti, determinando un piede piatto o valgo, entrambi iatrogeni (= detto di malattia, lesione o danno funzionale attribuibile, in via diretta o indiretta, a intervento terapeutico, o anche preventivo o diagnostico, del medico).

Dopo i 6-7 anni di età del bambino, una volta raggiunta una certa fase della crescita, è possibile ben valutare l’atteggiamento podalico. Esso spesso è causato da una deglutizione atipica (= posizionamento della lingua in basso, non sullo spot linguale, che batte sui denti).

Ma in che modo sono collegati piedi e lingua?

La catena muscolare linguale (o anteriore) inizia, appunto, dalla lingua fino a giungere ai pollici e agli alluci.

Uno scorretto movimento della lingua, considerando che si deglutisce 1000-2000 volte al giorno (cioè circa una volta al minuto), comporta un iper-programmazione della catena muscolare linguale, e quindi una conseguente continua trazione dei muscoli della catena linguale fino al piede.

In alcuni casi, perciò, è facilmente evidente la relazione tra lingua e piede.

Si può dedurre da ciò che, nella maggior parte dei casi, una delle cause del piede piatto/valgo è da imputare al movimento non fisiologico della lingua nell’atto della deglutizione, e non al piede, che, in questi casi, insieme a tutto il corpo, è costretto ad assumere una strategia adattativa, cioè un atteggiamento in chiusura anteriormente ed una retrazione dei muscoli della catena statica posteriore, per ricercare un equilibrio con il minor dispendio energetico.

In queste casistiche, si consiglia la realizzazione di un plantare, che, studiato tenendo conto della suddetta strategia adattativa attuata dal bambino, andrà a stimolare i muscoli del primo raggio (cavizzanti), i quali risultano insufficienti.

Il percorso del plantare andrà però coadiuvato da una rieducazione linguale attraverso esercizi di terapia miofunzionale.

Si dovrà tenere presente che stiamo trattando una parte del corpo che oltre ad essere un organo di moto, è soprattutto di senso, perciò non dovremo aspettarci di “trasformare” un piede piatto in un piede “normale”, secondo una visione prettamente estetico-visivo.

Il nostro obiettivo è quello di sfruttare e migliorare le proprietà naturali del bambino, a favorire un evoluzione fisiologica, a potenziare tutto ciò che il bambino possiede di natura.

Articolo a cura di Maurizio Spalluto – Tecnico Ortopedico Footcare Lecce

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